La situazione del mercato del lavoro italiano nel 2026 è caratterizzata da un paradosso evidente: alti tassi di disoccupazione (specialmente giovanile) a fronte di una forte difficoltà da parte delle aziende a reperire figure specializzate.
Questo fenomeno, noto come mismatch tra domanda e offerta, vede oltre il 40% delle imprese incontrare difficoltà nel trovare personale qualificato, con punte superiori nel settore tecnico e manifatturiero. Capita spesso di leggere articoli o indagini di mercato che fanno riferimento a tassi di disoccupazione intollerabili a fronte di percentuali molto alte di imprese che cercano personale e riscontrano difficoltà nel trovarlo (a volte sono addirittura il 40%). Perché questo accade?
Come in un qualsiasi mercato, anche quello del lavoro è costituito da domanda e offerta. Le aziende cercano personale e non lo trovano, ma al tempo stesso ci sono tanti disoccupati. Perché? Semplicemente perché l’incrocio tra domanda e offerta non coincide. Se un’azienda ha bisogno di trovare un operaio e sul mercato ci sono tanti operai disoccupati, il problema è risolto da entrambe le parti. Se però ci sono tanti operai disoccupati e l’impresa in questione è in cerca di elettricisti, chi è disoccupato resta comunque tale e l’azienda continua a cercare personale senza riuscire a trovarlo.
Quindi, il problema della disoccupazione a fronte di un numero consistente di imprese che cercano personale è la mancanza di sincronizzazione tra domanda e offerta. La scelta dei percorsi di studi dovrebbe infatti considerare non solo le aspirazioni personali e professionali delle persone, ma anche le esigenze del mercato, ed ecco perché si genera la situazione assurda di avere 1.6 milioni di disoccupati in Italia ( tax di disoccupazione del 6%), mentre una recente indagine targata Confindustria ha affermato che il 67,8% delle aziende italiane fatica a reperire i professionisti di cui ha bisogno.
Vediamo insieme quali sono le figure professionali che le aziende faticano a trovare:
Per non parlare poi di professioni come medici di cui si ha un gap di 45.000 unità e infermieri con un gap di 54.000 unità.
Per essere ancora più completi, abbiamo costruito un interessante e puntuale elenco di lavori emersi recentemente, quasi inesistenti fino a pochi anni fa di cui le aziende vanno alla ricerca:
Il paradosso citato (disoccupazione alta + lavori liberi) deriva da una ‘disoccupazione strutturale’: manca la corrispondenza tra ciò che le aziende cercano e le competenze reali dei lavoratori. La formazione continua e la riqualificazione sono fondamentali per coprire queste nuove posizioni.
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